Badge di Facebook

"La ragazza americana": il volto di Arezzo

Quando si parla di fiction in genere non mostro molto entusiasmo. Ultimamente i prodotti televisivi non sono della qualità di qualche anno fa, sono ripetitivi, e con attori di scarsa presa sul pubblico.
Quando mi sono messa a guardare "La ragazza americana", domenica sera, l'ho fatto con lo spirito di sacrificio che si usa con gli amici speciali. Sì, perchè il film era stato girato e ambientato proprio ad Arezzo e dintorni, dal Casentino alla Valdichiana, a Ponte Buriano, il mio luogo natio.
La trama, semplice, è la solita favola con prevedibile lieto fine. Una ragazza americana (Vanessa Hessler) riceve in eredità dal nonno duca un borgo toscano nei pressi di Arezzo e quando arriva per trasformarlo in un lussuoso hotel, i borghigiani, che vivono là grazie ad una usucapione concessa dal duca stesso, le si mettono contro, ostacolando i suoi progetti. Nel castello, la governante (una magistrale Ilaria Occhini) nasconde i misteri e segreti, mentre il maniscalco Vasco (Giulio Berruti), giovane e affascinante figliastro del burbero Bartolo (il grande Orso Maria Guerrini) resta incerto sulla via da seguire, finchè si lascia guidare dall'amore.
E poi l'avveduto notaio, l'untuoso avvocato, il grottesco console americano, l'ingenuo fidanzato della protagonista, l' "amica" avvocato di Vasco e tutto il contorno di borghigiani ostici, grintosi, spigolosi, diffidenti, ma anche di buon cuore, descrizione perfetta degli aretini 'botoli ringhiosi', e ritratti dal vivo di quei volti che Piero della Francesca seppe riprodurre nelle sue opere.
Per la prima volta, sarà stata la suggestione dei luoghi in cui sono nata e vivo, ho scoperto che a creare la trama non sono stati gli attori protagonisti, ma i paesaggi meravigliosi, dal centro storico di Arezzo, allo splendore leonardesco di Ponte Buriano, dalla Fiera Antiquaria alla Pieve di Bagnoro. E poi i volti che appartengono a quei posti, veri attori e artefici della vita reale e del sogno in cui la fiction ha catapultato lo spettatore.
Non interessava più cosa succedeva ai due protagonisti, già si sapeva che sarebbero finiti insieme per vivere per sempre felici e contenti. Interessava un'altro scorcio di una pianura, di un panorama, di un castello, l'espressione di un contadino o di un amico, cbe erano loro per davvero, non attori!
Si respirava il profumo della campagna, di una città toscana di provincia, della sua storia che risale fino agli Etruschi, e della gente che vi abita, così come è, in questo ambiente unico. Per una volta la fiction si è fatta da sola. Arezzo ha mostrato una volta di più la sua maestosità, sotto l'apparenza dimessa e fuori dalle traiettorie comuni.

0 commenti:

Posta un commento